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Tradizione nordica,  Volva

Útiseta

Útiseta: L’atto di sedersi all’aperto per connettersi con gli spiriti della natura, i Landvættir e i Trolls, ricevendo visioni.

Molte rune il freddo mi ha insegnato,
Molte disposizioni la pioggia mi ha portato,
Altre canzoni i venti mi hanno cantato.
Molti uccelli da molte foreste,
Spesso mi hanno cantato direttive e armonia.
Le onde del mare e i flutti dell’oceano,
Musica da molte acque,
Musica da tutta la creazione,
Spesso sono stati mia guida e maestro.
– Kelevala –

Questa pratica di origine vanica porta ad un forte legame con la natura e consente alla Vǫlva di spostarsi tra i Mondi, ricevendo così visioni e messaggi. In quest’atto la Vǫlva si pone al centro di tutto, come Yggdrasil, e attraverso quest’asse si muove e opera. A simboleggiare fisicamente Yggdrasil, essa stringe il Seiðstafr o Völ.
Si ritrova anche la dicitura “Sitja á haugi”, ovvero “sedersi su un tumulo”, che rivela la pratica necromantica dell’útiseta.

C’era sempre il pericolo in Utiseta, per una persona che canalizzava sul tumulo, l’attacco di di un haugbui o cadavere che abitava nel tumulo stesso, e con ciò, si poteva ritrovare ad essere pazzo e folle la mattina successiva; ecco perché è importante per ogni Strega la protezione.
– La Stregoneria dei Vani di Laugrith Heid, ed. Anaelsas –

In diversi scritti si trova menzione di questa pratica, come anche del legame coi morti, tra i più noti troviamo:

Sola sedeva di fuori
quando il vecchio giunse
Yggjungr degli Æsir
e la fissò negli occhi.
“Che cosa mi chiedete?
Perché mi mettete alla prova?
Tutto so io, Óðinn,
dove un occhio celasti
là, nella famosa
Mímisbrunnr!”
Beve Mímir l’idromele
ogni mattino
sopra il pegno di Valfǫðr.
Volete saperne ancora?
– Vǫluspá (stanza 28) –

Questo conosco per dodicesimo:
se io vedo su un albero in alto
un impiccato oscillare,
in tal modo incido
e in rune dipingo
così che quell’uomo cammini
e parli con me.
– Hávamál (stanza 157) –

Sigríðr Úlfhildr Bálsdóttir

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