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Lo Sciamanesimo Guerriero e la Via della Spada,  Tradizione nordica

Ulfheðnar: tradizione ed evoluzione storica

Il Landnámabók (Libro dell’insediamento) è una cronaca storica che racconta la colonizzazione dell’Islanda da parte dei norvegesi poco prima dell’anno mille. Questo testo ci rende noto come, nel tempo storico in cui vivono i relatori, ancora si credesse possibile la trasformazione di un uomo nel suo doppio animale.
Questa pratica viene definita hamramr in norreno, oggi nota come somafera (in inglese shapeshifting). Veniva considerata peculiarità degli Sciamani Guerrieri, ma non per questo riservata solo ad essi. Mentre a loro veniva attribuita come capacità anche fisica, in altre figure era individuata come capacità di plasmare l’hamr con tale forza da poterlo rendere visibile, questo in riferimento a pratiche stregoniche.

Gronbech – filosofo, storico della cultura e docente di storia delle religioni presso l’università di Copenaghen – sottolinea come non sia possibile rinarrare un mito o una saga norrena se non ci si immagina al posto dell’individuo di quei tempi. Questa è una grande verità e, in effetti, costituisce il primo passo per potersi addentrare nella tradizione nordica, ancor più seguendo certi percorsi.

Le storie narrate erano patrimonio comune di un popolo, o di una stirpe; nel senso profondo che ogni individuo ritrovava il suo io più nascosto in un carme o in una saga, e appunto per questo poteva comprendere, attraverso le parole, il pensiero e il sentire dei suoi fratelli.
La storia e il sentire di un individuo sono dunque la storia e il sentire di un popolo, e viceversa: comprendere l’individuo vichingo è essenziale per comprendere la storia e la cultura del suo popolo.

da “Miti e leggende del Nord” di Gronbech

Gli Ulfheðnar, più dei Berserkir e delle Völur, sembrano essere stati oggetto della più aspra forma di demonizzazione; infatti, non risulta per nulla semplice recuperare fonti certe e reperti che li riguardino. Questo è probabilmente dovuto alla direzione che sempre più gruppi di Ulfheðnar presero con l’avvento dell’epoca vichinga, durante la quale assistiamo all’emergere di un moto individualista, una ricerca dell’affermazione personale, che collide con la cultura fortemente tribale e collettiva. Essi divennero gradatamente elementi temuti per la loro attitudine e ferocia. Questo era comunque in linea con la loro natura, che si trovò però slegata dal ruolo di utilità per la sippe.

In effetti costoro incarnano il principio dell’individualità inteso come tensione verso la realizzazione di obiettivi personali, di carattere tanto economico quanto politico e sociale. L’associazione di questi uomini, che conoscerà forme regolamentate, darà vita a gruppi ben definiti che troveranno uno sfogo al loro desiderio di affermazione nelle imprese che li renderanno famosi. Sebbene sia evidente che i vichinghi non sono – come la tradizione popolare si ostina a credere – un popolo, bensì piuttosto degli individui che in contrasto con la società tradizionale perseguivano nuovi valori, non è difficile comprendere la ragione di questo diffuso malinteso, in quanto essi, spinti dalle proprie aspirazioni di arricchimento e successo, si presentarono agli occhi del resto del mondo come gli unici, temibili e terribili rappresentanti delle popolazioni del Nord. Tuttavia: una gran parte degli abitanti della Scandinavia restava nelle terre d’origine e continuava a vivere secondo i canoni della società contadina tradizionale. Nelle fonti scritte, soprattutto islandesi, il contrasto tra queste due visioni di vita appare evidente e sarebbe irrealistico non prenderne atto.

da “Storia e cultura della Scandinavia: Uomini e mondi del Nord” di Gianna Chiesa Isnardi

Prima di questo cambiamento storico, dunque, i gruppi d’élite guerriera, quali erano anche gli Ulfheðnar, pur costituendo un nucleo parzialmente indipendente erano parte della sippe e in essa integrati, secondo il principio di collettivismo che vedeva nel bene della comunità il fulcro di tutto, ove la sorte e l’onore del singolo hanno senso solo in sua funzione.

All’interno della Sippe devono prevalere vincoli di assoluta lealtà e pace, con ciò intendendo il concetto espresso nel termine friðr, cioè “la feconda evoluzione di una società naturale e collettiva legata da rapporti di parentela che […] determina anche l’uguaglianza, la parità dei diritti e, per così dire, l’interscambiabilità in ogni circostanza.”

da “Storia e cultura della Scandinavia: Uomini e mondi del Nord” di Gianna Chiesa Isnardi

Sigríðr Úlfhildr Bálsdóttir

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