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Ricorrenze

Solstizio d’Estate

Il 21 Giugno si celebra il Solstizio d’Estate. Il termine “Solstizio” deriva dal latino “Solis Stat”, a definire quindi come il Sole si fermi, all’apice della sua forza. Parliamo dunque di una festa legata al Sole, al Fuoco, che divengono gli elementi dominanti. La festa porta anche il nome di Litha, dea sassone del Grano affine a Demetra e Cerere. Nella cultura greca era Hermes a essere associato a questa festività, per la sua natura di psicopompo, parimenti, nella cultura nordica si ritrova Odino, conoscitore della magia, della medicina e della poesia.
La vittoria della Luce sulle Tenebre, l’apice del Sole, che sancisce anche il suo declino. Nel mito di Re Agfrifoglio e Re Quercia, questo è il momento in cui il primo sconfigge il secondo, infatti i fuochi del Solstizio d’Estate vengono alimentati con legno di quercia. E’ inoltre tradizione bruciare 9 erbe: Iperico, Ruta, Verbena, Vischio, Lavanda, Timo, Finocchio, Piantaggine e Artemisia.
La notte prima del Solstizio è una delle 3 “notti degli spiriti”, dove il mondo materiale e quello immateriale si toccano, dove il velo si assottiglia, consentendo contatti con più facilità. Proprio per questo il Solstizio è da sempre legato alla divinazione, ai presagi, alla possibilità di guardare “oltre”, nonché propizio per i rituali legati al Fuoco, suo elemento dominante, sia per attingere alla sua forza che alla sua protezione. Infatti, in questo momento particolare venivano raccolte le erbe e le piante, secondo la tradizione druidica con un falcetto d’oro (l’oro era legato al Sole), poiché al culmine delle loro proprietà peculiari, quindi con la maggior efficacia possibile. Parimenti, l’acqua caricata tra la notte prima e l’alba del Solstizio, risulta fortemente energizzata. Famosa è infatti la “rugiada di San Giovanni”, che affonda la sua leggenda proprio in questa più antica tradizione.
Come è possibile notare, vi è una sorta di equilibrio tra principio maschile e femminile in questa festa, nella forma Sole-Luna, Fuoco-Acqua, elementi opposti e, nel contempo, complementari, uniti uno all’altro, per questo era anche una notte dedicata all’amore, alle unioni tra uomo e donna, come trasposizione fisica della Natura.
Proprio per queste energie, è da sottolineare la differenza di contatti rispetto ad esempio a Samhain, che non porta in sé la forza e il calore del Sole, ma già si carica del buio, dell’introspezione profonda del Solstizio d’Inverno che seguirà, di una Natura che già volge alla conclusione del suo ciclo vitale, per abbracciare quello della momentanea morte. Qui, al contrario, siamo tra le braccia della vita stessa, dove la Natura è ricolma di frutti, di abbondanza, dove la Madre mostra il ventre florido e pieno, non più fanciulla, ma donna. Gli spiriti che trovano spazio sono quindi più predisposti a questo momento, per questo vengono sempre associate agli incontri della notte di mezza estate, creature come le fate, che nell’immaginario popolare sono benevole, belle, femminili, fugando paure ancestrali verso un mondo sconosciuto ai più.
In questo contesto, perfettamente si collocano le Rune, legate appunto al Dio Odino, che amplificano il loro potere e la loro capacità di creare connessioni forti. Ma ricordate, le Rune non sono mai un gioco, le Rune esigono rispetto e conoscenza, sono un dono, posseggono un loro potere, una loro essenza, un loro universo e nulla è peggiore di credere di poterle usare alla stregua di un mero strumento per scorgere il futuro, con leggerezza, poiché le loro vibrazioni risuonano e lo fanno a lungo, in un modo che spesso è difficilmente comprensibile all’uomo.
Come per ogni festa, si porge un’offerta alle divinità, alla Natura, un ringraziamento in più per i frutti che si sono raccolti e che ci si appresta a mietere ancora. Un segno di rispetto immancabile, necessario, che non implica sottomissione, ma consapevolezza della propri appartenenza, perché siamo parte della Natura, del Tutto, da essa dipendiamo, nonostante l’ormai dilagante arroganza umana di esserne al di sopra.

Gioia e prosperità a tutti per questo Solstizio!

Sigríðr Úlfhildr Bálsdóttir

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