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Tradizione nordica,  Volva

Seiðstafr o Völr

Il seiðstafr, o Völr, è un bastone cerimoniale lungo un metro circa (sulla persona dovrebbe misurare quanto un bastone da passeggio). Questo può essere ornato con pietre preziose, su cui vengono incise delle Rune; di solito costituito da legno naturalmente attorcigliato o ricurvo.

Esso rappresenta simbolicamente Yggdrasil, l’Albero Cosmico, ed è quindi una diretta connessione tra la Vǫlva e l’universo, ovvero coi 9 Mondi. Seduta sul seiðhjallr (alto seggio) poteva usarlo per battere il tempo durante il varðlokur, per scandire quindi i propri stati interiori e il proprio viaggio fino alla trance.

Quando la Vǫlva reggeva il bastone diritto davanti a sé, segnava l’Axis Mundi ponendosi così al centro durante l’útiseta.
La versione più corta del seiðstafr, poteva anche essere usato come battente per il tamburo e poteva essere in metallo, come attestato da diversi reperti.
Anche Odino viene talvolta rappresentato con uno seiðstafr e l’Hliðskjálf, da cui osserva, sembra ricollegarsi all’alto seggio delle Vǫlur (plurale di Vǫlva ).

Ne vediamo menzione nella Eiríks Saga Rauða

Perché? Per far notare come nelle saghe non venga prettamente dipinto un mondo fantastico; si è più spesso davanti ad una realtà romanzata e questo l’archeologia lo dimostra sempre più col passare degli anni. Nello specifico, l’autore ci fornisce una descrizione curata della bacchetta della Vǫlva , presumibilmente risalente al XIII massimo. Infatti, Guðriður dice di essere cristiana, per cui evinciamo che in tale periodo la pratica delle Vǫlur sopravviveva ancora e non era ancora stata vittima della demonizzazione post-cristianizzazione, che in quel periodo aveva già colpito Ulfheðnar e Berserkir.

A staff she had in her hand, with a knob thereon; it was ornamented with brass, and inlaid with gems round about the knob

Traduzione: Un bastone aveva in mano, con un pomello; era ornato con ottone e intarsiato con gemme intorno al pomello.

I reperti di alcune tombe, come quella di Fyrkat (Danimarca), Hordaland (Norvegia) o il tumulo di Oseberg (potete approfondirlo qui), dimostrano la veridicità delle descrizioni date in questo passo della saga di Erik il Rosso.

Sulla protezione

Confutato ciò, qualche riga a seguire ci viene data un’altra importante informazione: Þorbjörg portava con sé una grande borsa di pelle in cui teneva i talismani che le erano necessari nella sua saggezza.

and therein was a large skin-bag, in which she kept the talismans needful to her in her wisdom.

In questo senso viene spesso rimarcato come il contatto con gli Spiriti e la pratica, sia estatica che necromantica, della Vǫlva richiedano innanzitutto protezione, che era ed è la base secondo la tradizione.
Sempre nel capitolo, porterei all’attenzione il comportamento tenuto da Þorbjörg che, come abbiamo appena visto, viene definita “saggia”. Non appare propriamente come la più propensa a rispondere a domande “fuori tempo” o che giudica comunque fuori luogo, a gentilezze o fronzoli nei rapporti. Soprattutto all’inizio emerge una figura composta, risoluta e autoritaria per quel compete il suo ruolo.

Nei prossimi articoli tratterò:

Sigríðr Úlfhildr Bálsdóttir

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