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Foto di Goðafoss da Pixabay
Tradizione nordica

Il valore degli scritti islandesi e della filologia

Quando si cerca di spiegare alle persone la necessità di studiare filologia germanica, per approcciarsi a questa tradizione, non è per rompere le scatole. Bensì, ciò al fine di evitare confusione e rimaneggiamenti inconsistenti e fuorvianti. Da ricordare che filologia, in questo caso germanica, non è un io penso, io ho letto o tizio ha scritto, ma un ambito di studio accademico strutturato. Esso affronta le teorie con un iter preciso e lascia ben poco spazio alla fantasia (fin troppo galoppante) di certi soggetti.
In mancanza di queste fondamenta, si trovano finisce con l’avere risposte campate in aria o riportati incompleti, rimaneggiati il più delle volte male.

Possiamo spingerci ancora più a fondo. Quando, negli ultimi decenni del secolo IX e nei primi del successivo, le varie associazioni collettive islandesi si furono costituite, con le singole famiglie già inserite nelle varie leghe di carattere sacro e politico, l’essenza di questi organismi, nati sull’isola solitaria e remota, fu sicuramente più antica, più arcaica, di quanto non fosse in Norvegia, prima dell’azione violenta e sanguinaria, inaugurata da Harld Hárfargr.

In questo passaggio troviamo la spiegazione chiara ed esplicita del valore degli scritti islandesi, almeno per quanto concerne la sostanza. Attraverso essi, infatti, è documentato lo sforzo e la dedizione degli esuli norvegesi in Islanda di mantenere saldi i valori della tradizione pre-cristiana.

La letteratura islandese delle origini, la grande letteratura islandese, con l’Edda, la poesia scaldica e le saghe, non è altro che la celebrazione, l’esaltazione e la sublimazione di tali valori tradizionali, richiamati a nuova vita per merito degli esuli generosi.

Forse Scovazzi eccede un po’ nel sentimentalismo poetico, ma la sostanza non può essere negata, comprovata dagli studi che possono essere osservati.

* Fonte: Marco Scovazzi

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