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Dalle Tradizioni

Pulizia della casa secondo le Stríe

Dato che in questo periodo sono in fase di recupero e “archiviazione” di vecchie cose, condivido un’altra piccola parte di ciò che è stato, di ciò che mi è stato insegnato come “stregheria“, che non è quella dei libri o di supposizioni, ma quella delle “Streghe di paese”. Con questo termine si identificavano le Stríe, che si distinguevano dalle fattucchiere o dalle segnatrici silenziosamente, ovvero solo con chi facevano entrare nel loro mondo. Questo perché, così mi disse, “Noi dobbiamo avere una doppia vita, una in chiesa e una in cantina”. Ciò sottolineava come la loro pratica agli occhi di tutti fosse sotto il segno di Dio, senza aver perso le radici, difese strenuamente e con tanta fatica.

ENTRARE IN UNA CASA

Nuova o vecchia che fosse, quando si andava a vivere in una casa, non si entrava e basta. “Ricordate che te ghe sempre da pulirla” diceva l’Anziana.

Fermati sulla soglia e chiedi il permesso, perché il rispetto porta rispetto. Prima di te e degli uomini, c’è sempre chi vive in quel luogo.

Rendi onore a chi è più antico, chiedi il consenso e ringrazia sempre.

Entra, apri tutte le finestre e segnale con l’acqua benedetta (1).

Prendi la scopa (di saggina, che quando ero bambina io era ancora alquanto comune in questa zona) e parti dalla stanza più lontana. Spazza sempre dai muri alla porta, da quello di fronte alla porta, poi a destra e a sinistra. Spazza fuori dalla porta fino all’ingresso. Davanti alla porta d’entrata fermati, raccogli bene e spazza fuori tutto.

Segna bene la porta con l’acqua benedetta, che tutto il male resti fuori.

Torna in casa, prendi una mela, taglia la pancia e scopri il cuore. Assieme a una foglia di alloro e tre di salvia, mettila in cucina, che è il cuore di ogni casa. Sistemala accanto a una candela, che bruci tutta quanta e prega:
“Santi tutti vi prego, con l’amore di Maria Madre, affinché in questa casa viva sempre la gioia, la forza, il coraggio e tutto ciò che è buono nella fede.” (2)

Quando la candela si spegne, prendi la mela e le foglie, sotterrale in giardino e rinnova la tua preghiera.

“E po ricordate de lasar la scoa vizin la porta”. Quante volte te lo ripetevano, ovvero di lasciare la scopa accanto alla porta, all’esterno, perché era un segno e una protezione.

Questa era la forma che veniva vista, ineccepibile. Nessuno poteva contestare la cristianità e la devozione con cui veniva fatto il tutto. Tuttavia, dietro c’era un altro insegnamento, che la Strega doveva avere ben impresso nel cuore e nella mente.

(1). L’acqua benedetta, così veniva presentata, non era acqua santa, non era acqua benedetta dal prete, ma era acqua preparata nel secondo quarto di luna (quindi in luna crescente), con acqua fredda, salvia e rosmarino, lasciate così fino alla luna piena, dove veniva filtrata e consacrata per i rituali.

(2). La preghiera era la forma pubblica che chiunque avrebbe sentito mormorare, che ricalcava la forma originale. Per questo la Strega doveva avere ben in mente che le parole che diceva, erano in realtà rivolte a tutt’altro, in modo che il suo pensiero, il suo intento, restassero comunque saldi.
“Spiriti tutti vi prego, con l’amore della Madre e della Terra, affinché in questa casa viva sempre la gioia, la forza, il coraggio e tutto ciò che è buono nella fede (dove il riferimento non era a quelle cattolica, ma alla fede sopravvissuta alle persecuzioni, alla Madre e al culto, qui molto forte, legato alla Terra).”

Sigríðr Úlfhildr Bálsdóttir

"The Open Door" di William Henry Fox Talbot
“The Open Door” di William Henry Fox Talbot

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