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Lo Sciamanesimo Guerriero e la Via della Spada,  Tradizione nordica

Offesa e giustizia

127.
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Dovunque tu abbia ricevuto offesa,
afferma che è un’offesa
e non dar tregua ai tuoi nemici.

128.
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Gioia del male
non avere mai,
ma trai piacere dal bene.

Hávamál – Il discorso dell’Eccelso

Traduzione a cura di Bifrost

Nel canto 127 ritroviamo il concetto di offesa, che nella cultura nordica era inteso propriamente come danno, non solo quindi come una sofferenza interiore inferta, bensì come qualcosa di lesivo nella società in cui l’uomo vive. Qui, dunque, emerge il concetto di giustizia, data innanzitutto dal dichiarare, dall’affermare esplicitamente e pubblicamente la menzogna, il danno, là dove è stato fatto, al fine che questo trovi un giusto contrappeso. La giustizia deve essere quindi ricercata instancabilmente, senza sosta, perché in essa si afferma la verità, è quindi non deve esservi tregua nella sua ricerca e attuazione, così da non permettere a chi non rispetta i valore di onore, rispetto e verità di diffondere il loro male, come un veleno.

Nel canto successivo, il 128, questo trova conferma, infatti l’Eccelso ammonisce a non trarre gioia dal male, bensì dal bene. Attenzione bisogna porre sui concetti di male e bene, che vanno inseriti in una cultura che nei valori stessi lì identificava, valori che nella realizzazione e nell’evoluzione del singolo segnavano la prosperità del gruppo.

All’interno della Sippe devono prevalere vincoli di assoluta lealtà e pace, con ciò intendendo il concetto espresso nel termine friðr, cioè “la feconda evoluzione di una società naturale e collettiva legata da rapporti di parentela che […] determina anche l’uguaglianza, la parità dei diritti e, per così dire, l’interscambiabilità in ogni circostanza.”

da “Storia e cultura della Scandinavia: Uomini e mondi del Nord” di Gianna Chiesa Isnardi

Dunque, dove c’è danno, ove c’è menzogna, venga questa denunciata, sia questa svelata a chi ci è intorno, ma non sia poi questa a divenire la nostra arma per elevarci rispetto all’altro. Il nostro valore deve essere dimostrato a confronto dei migliori, con onore, per non finire col semplice gioire del male altrui.

[…] la sorte e l’onore individuale assumono un senso solo in riferimento a quella [la sippe]; l’imprescindibile dovere della vendetta per i congiunti (che può essere rivolta non soltanto contro l’effettivo uccisore ma altrettanto opportunamente contro un suo parente) mostra con tutta evidenza la sacralità dei legami di sangue, dalla quale è tutt’altro che disgiunto l’aspetto ‘economico’ del benessere e della difesa della propria stirpe (il che spiega i casi in cui veniva pattuito e accettato un guidrigildo, cioè una ricompensa sotto forma di beni o di denaro che ‘sanava’ il delitto commesso).

da “Storia e cultura della Scandinavia: Uomini e mondi del Nord” di Gianna Chiesa Isnardi

La giustizia deve essere imparziale e uguale per tutti, così noi dobbiamo dimostrarci impeccabili per noi stessi e in noi stessi.

Sigríðr Úlfhildr Bálsdóttir

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