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Lo Sciamanesimo Guerriero e la Via della Spada

L’impeccabilità del Guerriero

C’è paura, una grande paura che attanaglia le persone. Si mostra come ansia, come necessità di un’identità ferrea e impositiva che tracci confini netti tra sé e ciò che vede diverso da sé, che riconosce come una minaccia alla propria conservazione, al mantenimento delle proprie sicurezze.

Così l’uomo abbisogna di zone sicure, vere o illusorie, in cui barricarsi per trovare una propria dimensione di realizzazione, anche quando castrante o promotrice del senso di vuoto che continua a morderlo nella solitudine interiore.

Il grande salto che l’uomo compie è comprendere come quella sicurezza non esista e non sia realizzabile attraverso muri, tanto meno attraverso l’umiliazione del “diverso”. A essa si giunge attraverso la demolizione costante e sistematica delle proprie convinzioni, al fine di sperimentare senza pregiudizio ciò che a se stesso serve… non ad altri.

Il passaggio come prova

Un tempo questi passaggi erano spesso accompagnati dalle cosiddette “prove del fuoco”. In esse, le conquiste personali e spirituali dovevano dimostrare la loro forza e la loro veridicità anche nel piano fisico. In alcuni passaggi particolari, la prova del fuoco aveva come componente principale la morte-rinascita, l’identificazione stessa con “un altro”, che diveniva parte di sé come perpetuarsi della vita, della conoscenza e dell’appartenenza al Tutto.

Per questo al Guerriero viene insegnata l’impeccabilità. Tutto deve essere perfettamente in linea con se stessi, al fine di acquisire e controllare il proprio Potere in ogni dimensione di esistenza. Se vi è dubbio, se il lavoro di “demolizione e costruzione” non ha ancora portato a uno stato di equilibrio armonico. Quando ciò accade, il Potere si disperde e il suo controllo può avvenire solo in alcune dimensioni.

L’unica certezza di un Guerriero risiede nel suo compito, il quel dovere che ha scelto di accogliere e compiere nella sua intera esistenza. Nel proprio compito troverà la costante via per giungere all’impeccabilità. Non si rifletterà mai in altri, ma solo in se stesso, imparando da tutti, ma senza perdere mai se stesso; riconoscerà anche nelle differenze la ricchezza del Tutto.

Non è nell’odio, nella rabbia, nella paura ch’egli raggiunge l’impeccabilità, tutt’altro. Questi, infatti, scoprono il suo fianco all’Ombra e mostrano i punti deboli dove affondare i colpi, alimentando basse vibrazioni e indurendo il Cuore, così da renderlo sempre più inaccessibile. Il Guerriero sa di dover camminare senza remore nella sua Via.

128.
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Gioia del male
non avere mai,
ma trai piacere dal bene.

Hávamál – Il discorso dell’Eccelso

Traduzione a cura di Bifrost

Sigríðr Úlfhildr Bálsdóttir

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