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Skjalm
Tradizione nordica

Landvættir

LANDVÆTTIR: Dal Norreno Antico (ON) land, n. terra (contrapposta a mare) e vættr (pl. -ir), f. essere, spirito.

I Landvættir sono spiriti del luogo, che in esso dimorano da prima dell’uomo e che, quindi, lo proteggono. Di solito risiedono nei boschi, nelle rocce, nelle cascate, in punti particolari, suggestivi, la cui energia è palpabili e in cui la natura pare esprimersi in un modo speciale e magnifico. Secondo la tradizione nordica, il favore dei Landvættir designava la fortuna o la sfortuna di chi vi si stabiliva o vi si soffermava anche solo per un periodo; la loro assenza decretava la morte del luogo. Numerose sono le attestazioni del profondo rispetto e rapporto con questi spiriti, non in ultima il divieto di credere in essi presente nel codice cristiano del Gulaþing. In altri scritti si ritrova l’usanza di lasciare loro cibo in offerta in prossimità di caverne, cumuli, rocce; in un passaggio nell’Hauksbók troviamo l’invettiva di un vescovo contro le donne che praticavano tale usanza.

Nell’Heimskringla Saga, ove l’antica storia dei re narra i propositi malvagi del re di Danimarca Harald Bluetooth, si racconta come egli inviò un mago come spia in Islanda. La raggiunse in forma di balena, tuttavia dovette fuggire dopo quattro tentativi falliti ed essersi scontrato appunto coi Landvættir dell’isola. Il primo lo incontrò a Vopnafjörður dove venne attaccato da un terribile drago sputa veleno; il secondo a Eyjafjörður ove fu cacciato da una gigantesca aquila e il terzo a Breiðafjörður dove un terribile toro lo fece scappare. Infine, a Vikarsskeiði dove un alto gigante di montagna si buttò giù lungo il versante collinare con una lancia di ferro.

LANDVÆTTIR DELL’ISLANDA

SkjalmDreki: (ON drago), a nord-est.
Gammur: (ON Gammr, aquila) a nord-ovest.
Griðungur: (ON Griðungr, toro) a sud-ovest.
Bergrisi: (ON ber [björn]+grisir, orso ringhiante) a sud-est.

Nel Landnámabók (il Libro dell’insediamento) viene presentato un rendiconto della colonizzazione dell’isola e i Landvættir vengono più volte menzionati.

Nelle Úlfljótslǫg (le leggi di Úlfljótr) era presente una precisa disposizione secondo la quale chi si recava in Islanda doveva togliere l’eventuale polena, per non veleggiare con la bocca spalancata rivolta verso la costa, rischiando di spaventare i Landvættir.

Nell’ Egils Saga Skallagrímssonar, lo scaldo Egill innalza un níðstöng (palo del disprezzo o dell’infamia) per il re di Norvegia Erik I Haraldsson, detto Ascia Insaguinata, e la moglie Gunnhildr, così che i Landvættir non trovassero pace fino alla loro cacciata.

L’Islanda conserva con orgoglio la memoria dei suoi Landvættir, che compaiono sul blasone e anche sul retro di alcune monete. Non solo! Ancora oggi non sono rari i casi in cui siano deviate o spostate le costruzioni di strade o edifici per preservare e non recare disturbo ai Landvættir locali, a riprova di come le tradizioni non siano state cancellate dalla cristianizzazione imposta, ma preservate sia attraverso gli scritti che la trasmissione e il culto orali per lo più a carattere familiare, dunque privato, come consentito da un cavillo legislativo.

Sigríðr Úlfhildr Bálsdóttir

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