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Tradizione nordica

Fenja e Menja nel Grottasǫngr

Prestate attenzione a ciò che leggete…
Questo è un estratto dal “Grottasǫngr”, la canzone di Grotti.

8. Non fosti tu, Fróði,
di vasta saggezza,
degli uomini amico,
le serve acquirendo.
La forza scegliesti
ed il lor aspetto,
ma della lor stirpe
tu non domandasti.

Fróði compra due donne scegliendole per il loro aspetto, in riferimento quindi alla bellezza, e alla loro forza, senza chiedere da quale STIRPE provenissero. Questo ci chiarisce che le due donne, a parte distinguersi in bellezza, non avevano nulla che le distinguesse dalle altre, definendone a prima vista un’origine differente.

9. Possente era Hrungnir
ed anche suo padre,
però Þjázi era
di loro maggiore,
Iði ed Aurnir
ci furon parenti,
giganti fratelli:
da lor noi nascemmo.

Qui scopriamo che le due donne appartengono alla stirpe dei Giganti (Jötnar), infatti vengono elencati i genitori, Iði ed Aurnir, che sono i fratelli di Þjázi, padre di Skaði.
Come in altri passi, quindi, la stirpe dei Giganti si rivela ben più che umanoide nelle fattezze, ma anche nelle dimensioni, per cui sono da ricercare forse altrove le vere caratteristiche che la definiscono, in primis sicuramente l’origine ancestrale, essendo dati come prime forme viventi. Possiamo poi constatare da diversi passaggi come spiccassero in taluni casi non solo per la forza fisica, ma anche per intelletto, arguzia, conoscenze, tra le quali proprio quelle esoteriche.

13. E dunque noi due
in terra di Svezia,
entrambe veggenti
fra armate passammo.
Gli orsi sfidammo,
gli scudi frangemmo,
incontro alle schiere
di grigio bardate.

Nel mescolarsi agli uomini, le vediamo attraversare le schiere armate e troviamo menzionati “gli orsi”, riferimento palese ai Berserkir, eppure le due Gigantesse, all’apparenza die donne, affrontano i guerrieri infrangendo gli scudi, sottolineando che erano “bardate di grigio”, un colore che rende anonimi, infatti anche Óðinn vome Viandante era il Grigio, per il mantello con cui si copriva. In questo parallelo, tuttavia, emerge nell’anonimato dell’apparenza il potere che viene celato, compreso quello magico, infatti le Gigantesse sono veggenti, “framvísar” è la parola norrena che indica il “vedere in anticipo”, “vedere avanti”, “vedere oltre” e questo era anche il tratto peculiare delle Völur.

14. Un re rovesciammo,
un altro insediammo,
al fianco di Gothormr
il buono noi fummo.
Non ebbesi tregua
finché Knúi crollò.
15. Così procedemmo,
in quelle stagioni,
al par di campioni
noi fummo famose.
Noi due ferivamo
con lance affilate,
a sangue ferendo
e rosse le spade.

In questi ultimi due passaggi, Fenja e Menja cantano l’onore con cui erano riconosciute e trattate grazie alla fama acquisita, “al par di campioni”, poiché il loro contributo fu fondamentale alla vittoria, evidenziando che non fu solo attraverso la preveggenza, bensì anche materiale, armate di lancia e spada che conquistarono il loro posto al fianco di Gothrormr.
Gigantesse, veggenti, guerriere: questo erano Fenja e Menja prima di divenire schiave di Fróði.

Sigríðr Úlfhildr Bálsdóttir

Fenja e Menja
Illustrazione di Ernst Hansen

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