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Favole runiche

Uruz

Il popolo viveva molto semplicemente in uno stato pieno di difficoltà; il loro signore era morto, e il suo giovane figlio che governava al suo posto, si comportava in modo crudele e avido. La gente pagava regolarmente le tasse, ma per il giovane signore era sempre troppo poco. Egli organizzava sontuose feste per i suoi amici, e queste comportavano sempre maggiori spese.
L’esattore delle tasse imposte dal signore, raggiunse la capanna del boscaiolo Runar e gli chiese di versare il denaro dovuto, ma egli non aveva niente da pagare. Una mucca, l’aveva già venduta un mese fa, inoltre Runar non aveva nessuno a cui chiedere soldi in prestito, e nella sua casa non c’era neanche una briciola di pane per mangiare. Runar dall’alba al tramonto raccoglieva legna da ardere e tagliava gli alberi nella foresta, per poi vendere tutto al mercato locale, ma recuperava solo pochi soldi per comprare dello scarso cibo.
L’esattore delle tasse era arrabbiato e promise che sarebbe tornato tra una settimana, avvertì Runar di preparare i soldi, e disse che avrebbe pagato il doppio. Sconvolto Runar, perché non aveva più niente, la mattina seguente, partì è andò nel bosco, restò tutto il giorno a tagliare legna. Quando fu buio Runar decise di tornare a casa, ma si accorse che era troppo lontano e scelse di passare la notte nel bosco, quindi cominciò a cercare un posto per dormire. Runar pensò di cercare una grotta come rifugio per passare la notte, nel cielo splendeva la luce della luna piena, questo facilitò la sua ricerca, infatti, trovò una grotta e vi entrò. Runar vide che non era buia, notò sugli archi della grotta, migliaia, anzi milioni di lucciole, tutto ciò era magicamente bello, Runar entrò all’interno della profonda grotta, e dopo aver camminato all’interno per un bel po’ si trovò in un’enorme sala, piena di tesori. Ovunque vi erano tronchi ricoperti di oro e pietre preziose, la ricchezza era così grande che Runar emise un sospiro di sorpresa e disse:
«Che fortuna! Con una tale ricchezza io pagherei tutti i miei debiti, e potrei vivere come un uomo ricco!», mentre si avvicinava per prendere un calice d’oro; all’improvviso di fronte al boscaiolo apparve un enorme cobra che minaccioso sibilò:
«Non è tuo! Non toccare!».
Runar si fermò, ma non si spaventò e disse:
«Guarda quanto oro che hai, e perché è solo tutto per te? Io e la mia famiglia non possiamo comprare neanche il pane per mangiare, non abbiamo i soldi per pagare le tasse.»
«Bene» rispose il cobra «io ti conosco, sei un bravo ragazzo, ma dimmi: cosa vuoi prendere oro o acciaio?»
Runar rispose:
«L’oro naturalmente»
«Prendi allora tutto quello che puoi raccogliere», il cobra sorrise e lentamente strisciò via.
Runar prese un sacchetto pieno d’oro e pieno di gioia, corse verso casa.
La mattina del giorno seguente, comprò una mucca, due asini, e il necessario per trasportare la legna da ardere, comprò cibo, vino, e aiutò i vicini. Una settimana dopo venne l’esattore delle tasse, e vide che Runar si era arricchito, e ordinò alle guardie di portare via il denaro e il bestiame del boscaiolo, e promise di ritornare la prossima settimana. Sconvolto il boscaiolo, decise di andare di nuovo nella grotta del cobra.
«Ti aspettavo», disse il cobra, «sapevo che saresti tornato. Voi persone, siete sempre a corto di soldi, e questa volta cosa vuoi, oro o acciaio?»
Il boscaiolo rispose nuovamente:
«Dammi l’oro» e il cobra silenziosamente strisciò via nella grotta.
Runar riempì due sacchi d’oro, e se ne tornò a casa con il suo pesante carico. Una settimana dopo, l’esattore delle tasse tornò e portò via tutto l’oro del boscaiolo e disse nuovamente, la prossima settimana ritornerò a prendere una tassa doppia, mentre le guardie trattenevano Runar.
Runar si vergognava, ma andò per la terza volta nella grotta del Cobra; questi quando lo vide, ridendo ripeté:
«Questa volta hai preparato tre sacchetti.» e sibilando disse «Prendi tutto l’oro che tu puoi portare via» mentre silenziosamente stava scomparendo nel buio.
«Cobra!» gridò Runar «Aspetta, aspetta! Dammi un po’di acciaio!»
«Runar vedo che sei diventato più saggio», ripeté il cobra sibilando e strisciando verso una delle tante casse. «Ecco, prendi è tuo, ti do una spada d’acciaio, l’oro lo prenderai da solo!».
Alzando il coperchio della cassa, il boscaiolo prese una spada, dove sul manico brillavano delle Rune Uruz, che significa forza.
Runar, non aspettò l’arrivo dell’esattore delle tasse, sollevò una rivolta e la gente abbatté l’avido principe.
Se si resiste al cattivo utilizzo del potere e si sopravvive ai soprusi, si ottiene una forza, ossia un potere che può far agire come un eroe.
Runar divenne il sovrano di quella città, si comportò con la sua gente in modo giusto, conscio degli insegnamenti del vecchio cobra, ma questa è un’altra storia.

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