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Rune,  Tradizione nordica

Di un Ægishjálmur (Lbs 3902 4to)

Tempo addietro, in un gruppo venne condiviso il post di una pagina, che suscitò un certo clamore, parlando di Ægishjálmur . Non riporto il nome della pagine e dell’autrice, seppur di pubblico dominio, poiché non mi interessa nello specifico; ciò che mi preme è chiarire la cattiva informazione fatta.

In discussione era un Ægishjálmur, ma non quello comunemente noto, bensì una versione più tarda. Il problema nasceva dall’interpretazione data alla descrizione dello stesso, del tutto errata e fuorviante.

Manoscritto Lbs 3902 4to

Leifar fornra þjóðlegra fræða íslenskra; Islanda, 1934

Questo manoscritto, datato 1934 e conservato a Reykjavík, riporta una serie di galdrastafir, documentati in lingua islandese.

Lbs 3902 4to p. 153

Ægishjálmur
Ægishjálmur hinn fagri. Hafa skalt þú með staf saman með fulla tungli og flóði sjafar, muntu sjá

In tutta sincerità, basta aver studiato con un attimo di serietà i vari stafir e la loro evoluzione nel tempo, per capire che quello in esame non può vantare pretese di antichità, su quello più noto. La costruzione, il tipo di codifica data dalle linee, lo sviluppo, tutto fa capire a colpo d’occhio come una simile opera, di pregio, si rifà a codex tardi.

Prima che qualcuno mi contesti l’uso del termine codex al singolare, faccio presente che le lingua prevede che sia i termini stranieri che quello in oggetto, latino, seguano i lemmi dell’attuale italiano, con eccezione per saggi specifici. Non scriviamo, dunque, fans, bensì fan, diciamo curriculum anche al plurale e non curricula, per cui codex al singolare è da ritenersi corretto anche per il plurale.

Nel post di cui vi ho parlato, viene presentata la versione realizzata da un bravissimo artista e runologo, Ræveðis, accompagnata però da questa dicitura:

Questo simbolo non è altro che una variante del famoso Aegishjalmur, l’Elmo del Terrore. Viene proposta all’interno di numerosi manoscritti e qualcuno di essi afferma persino che sia più antico e armonico.

Essendo io assai pignola e avendo amici altrettanto pignoli, assieme a Federico Pizzileo abbiamo recuperato il manoscritto in questione e tradotto la formula che lo accompagna, per essere certi che non si trovasse lì l’errore. Ebbene no, da nessuno parte si trova menzione che esso sia il più antico (cosa impossibile).

Ægishjálmur il piú bello. Portandolo con te durante la Luna piena e nella tempesta, vedrai

Traduzione a cura di Sigríðr Úlfhildr Bálsdóttir e Federico Pizzileo

Considerata la formula, quindi, quanto scritto nel post incriminato – non solo la citazione che ho riportato – risulta alquanto fuori contesto, poiché questo galdrastafr ha una funzione differente rispetto a quello di seguito.

Ægishjálmur

Purtroppo, o per fortuna, non basta lo stesso nome e una costruzione di base apparentemente simile a conferire le stesse proprietà a due galdrastafir. La stessa cosa e lo stesso fraintendimento lo troviamo con il Vegvísir, infatti. Per comprenderli occorre imparare a decodificare i segni, che contengono Rune ben precise, secondo diversi codex.

Vi invito a prestare attenzione e prudenza alle informazioni che condividete, cercate sempre di verificarle con ricerche incrociate.

Sigríðr Úlfhildr Bálsdóttir

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